Come ha reagito l'uomo alle pandemie nel corso della storia

La pandemia Coronavirus è la prima di cui abbiamo esperienza diretta, ma nel corso della storia l’uomo ha dovuto affrontare numerose epidemie.

Sapere quali sono state le reazioni alle minacce pandemiche nel tempo non è uno sterile esercizio di storia medica ma un modo per arricchire la nostra comprensione del fenomeno.

Ne ha parlato ampiamente un approfondito articolo del the Guardian: ecco come ha reagito l’uomo alle pandemie che si sono verificate negli ultimi duemila anni.

 

Età antica

La prima pandemia di cui parliamo è la peste di Giustiniano, che tra il 540 e la metà dell’ottavo secolo uccise decine di milioni di persone dall’Asia Minore al Mediterraneo passando per l’Europa.

La peste di Giustiniano era vista come una punizione Divina. Per evitare il contagio le persone credevano di dover ripulire l’aria in cui vivevano dagli effluvi malefici: in questo senso sono stati inquadrati dei riti collettivi come le rottura di ceramiche che avvenivano in Siria nel settimo secolo.

Anche la Peste nera che si diffuse dall’Asia all’Europa a partire dal 1350 fu vista come una punizione Divina. Tanti che non avevano l’abitudine iniziarono a pregare, col risultato che i preti furono tra i più falcidiati dal batterio, perchè venivano spesso contagiati durante le estreme unzioni che erano chiamati a impartire.

Ma per la peste ci fu anche una reazione di pancia che portò a trovare dei capri espiatori negli stranieri. I casi furono molti e non isolati, a iniziare dall’Inghilterra, dove le accuse di aver portato il morbo ricaddero su mercanti e tessitori fiamminghi che frequentavano Londra e i maggiori centri commerciali inglesi.

Nella epidemia di colera che investì il Regno Unito durante il 1800, a essere presi di mira furono invece dottori e medici, un po’ perchè non riuscivano a curare la malattia e a capire come avvenisse il contagio, un po’ per il clima ostile che si erano creato intorno alle loro figure con la complicità di un certo tipo di letteratura, tipo Frankenstein.

 

 

Età moderna

Venendo a tempi più recenti, la prima pandemia dell’età contemporanea è l’influenza spagnola che intorno agli anni ’20 del secolo scorso fece tra i 20 e i 50 milioni di vittime. La principale reazione riguardò la sanità pubblica: furono costruiti ospedali ‘ad hoc’ per l’emergenza e la popolazione venne messa in quarantena per limitare la portata dei contagi. Sull’uso delle mascherine, invece, allora molto più di oggi  c’era chi le ritenesse del tutto inutili.

A partire dagli anni ’80 del 1900, invece, il dilagare dell’AIDS ripropose alcune dinamiche già viste con la peste. Il virus, a oggi responsabile di più di 30 milioni di decessi, in prima battuta venne collegato ai “comportamenti riprovevoli” di individui ai margini della società come gli omosessuali o i tossicodipendenti. Dovettero passare anni prima che la scienza potesse fare chiarezza.

L’influenza suina che a cavallo del nuovo millennio ha fatto registrare tra le 18 mila e le 575 mila vittime (i dati non sono ancora chiari) è stata inquadrata più nella ottica della sicurezza nazionale che non in quella della salute pubblica. Complice anche il clima post 11 settembre, il virus venne identificato come un “nemico” contro cui gli stati erano “in guerra”.

La stessa retorica è tornata oggi con il Coronavirus. Ma nonostante il nemico fosse conosciuto oramai da mesi, gli Stati si sono fatti trovare impreparati al momento della “guerra”.

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