Immuni: tutti i dubbi sulla nuova App di monitoraggio

Mentre si avvicina sempre di più la deadline per la fine del lockdown (o almeno si spera), si moltiplicano le voci su possibilità e nuovi protocolli da seguire per i cittadini. Uno dei tanti argomenti di discussione riguarda proprio il monitoraggio degli spostamenti, che potrebbe almeno in parte avvenire tramite delle applicazioni installate sui dispositivi mobile. E come al solito non sono mancate polemiche su questa nuova “app” che sembrerebbe indicata per il contact tracing: “Immuni“.

Perchè una App di monitoraggio

Fin dallo scoppio pandemico del Coronavirus, uno dei punti focali per il contenimento è sempre stato quello di risalire la catena dei contatti dei singoli pazienti infetti. Isolare per tempo tutte le persone venute a contatto con gli infetti, era il modo migliore per evitare poi il propagarsi del contagio.

Per questo già da diverso tempo il Governo si è attivato per trovare anche dal punto di vista tecnologico una soluzione che permettesse un tracciamento dei contatti in maniera rapida ed efficiente. E ovviamente lo smartphone diventa un elemento essenziale in questo contesto.

Sono state così vagliati oltre 300 progetti che rispettassero i protocolli richiesti per il sistema (un codice “open source”, dati anonimi, download facoltativo, fosse in linea con il quadro giuridico).

Come funzionerebbe la App “Immuni”

Da questa selezione, il Governo ha recentemente annunciato che la scelta è caduta sulla Applicazione “Immuni“, sviluppata dalla Bending Spoons (un’azienda italiana tra le migliori in Europa con più di 180 milioni di download per le sue applicazioni).

In pratica, il funzionamento della App sarebbe il seguente:

  • Si installa la App sul proprio dispositivo mobile
  • La App tramite il segnale Bluetooh registra ogni altro utente con cui entra in prossimità che hanno installato quella stessa applicazione
  • Se un utente viene contagiato lo comunica alla App
  • La App comunica i dati al server che gestisce il sistema
  • Il sistema manda un messaggio a tutti gli utenti che hanno installato la App, che sono precedentemente entrati in contatto con l’utente infetto

I dati quindi in realtà non passano da utente a utente, e a tutti è garantito in ogni caso l’anonimato (non sapremo “Chi” è stato infetto, ma solo che siamo venuti a contatto con un infetto e dovremo muoverci di conseguenza).

La App inoltre non dovrebbe richiedete dati ulteriori dall’utente, nè l’accesso alle altre funzionalità del dispositivo (rubrica, contatti, immagini, numero di telefono o altre informazioni).

I motivi della polemica

La scelta del Governo si è subito portata dietro tutta una serie di polemiche, incentrate per lo più su due tematiche principali: i timori per la privacy, l’eventuale obbligo e la sua reale efficacia.

Partiamo dalla fine. Per avere una completa efficacia, l’applicazione dovrebbe avere una copertura 60% almeno della popolazione. Cosa già abbastanza difficile anche solo considerando la scarsa dimestichezza con gli smartphone di buona parte della popolazione più anziana (oltre alla necessità di avere i giusti strumenti e le conoscenze per farlo).

Sull’eventuale obbligo invece, il Governo ha già ribadito come sia a completa discrezione del cittadino il fatto di scaricarla o meno sul suo telefono (anche se questo andrebbe a contribuire alle difficoltà di raggiungere quella soglia minima di funzionalità).

Dal punto di vista di privacy invece è indubbio che un problema possa esistere, a prescindere dal fatto che il sistema dell’applicazione sia “centralizzato” (tutti i dati sono elaborati da un sistema centrale) o “decentralizzato” (alcuni dati sono solo su smartphone), è infatti possibile che ci siano alcuni rischi per la sicurezza dei dati. Anche se ovviamente con un approccio “centralizzato” i pericoli sono ancora più alti.

Va detto però, che questo vale praticamente per tutte le applicazioni presenti sul telefono, così come per le tante funzionalità che si utilizzano sui social o in altri sistemi online. La valutazione quindi andrebbe forse fatta sulla reale efficacia e sui benefici che si potrebbero trarre da questa tecnologia.

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