Dai Simpson a Camus: tutte le "profezie" sul Covid-19

La curiosità umana ha tante facce e si esprime in altrettanti modi.

Perché in fondo siamo tutti alla ricerca di una spiegazione più o meno profonda per decodificare il reale, per aiutarci a sistemarlo nei cassetti giusti, ricondurlo a qualcosa che si avvicina alla logica comune.

Di fronte agli eventi più eclatanti e sconvolgenti, che minano la salute, l’integrità e la libertà dell’individuo – vedi, guerre, attentati terroristici, pandemie – la mente si arrovella per trovare una quadra, un qualcosa che dia un senso al tutto.

Tralasciando le schiere di complottisti che vedono un disegno preciso di poteri e forze oscure dietro ogni avvenimento, i sostenitori del “qualcuno l’aveva previsto” crescono proporzionalmente alla gravità della situazione e in questi mesi di quarantena forzata di spunti “profetici” ce ne sono stati a bizzeffe.

I Simpson sapevano tutto?

Come spesso accade, ogni volta che nel mondo si verifica qualche sciagura arriva puntuale lo spezzone della puntata dei Simpson dove Matt Groening, ebbene sì, aveva previsto tutto.

E’ successo anche col Coronavirus, precisamente nella puntata intitolata “Marge in catene” – nella versione italiana della serie.

Uscita nel 1993, parlava di un misterioso virus proveniente dall’Asia (più precisamente dal Giappone) che da Springfield si diffonde in tutti gli Stati Uniti.

La profezia di Dean Koontz

Nel 1981 lo statunitense Dean Koontz da alla luce il thriller “The Eyes Of Darkness“.

Fin qui nulla di strano, non foss’altro che a pagina 333 l’autore parla di un virus chiamato “Wuhan-400” – già proprio come la città da cui è partito tutto – che attorno al 2020 avrebbe dovuto diffondere una forma di polmonite incurabile in tutto il mondo.

Il nome “Wuhan-400” è stato però inserito soltanto nelle versioni andate in stampa dopo la guerra fredda, dato che in quella originale veniva chiamato “Gorki-400“, molto più in linea quindi con il contesto storico del tempo.

Camus e la Peste

Il romanzo del celebre scrittore francese Albert Camus risale al 1947, ma alcune dinamiche descritte ne “La Peste” sono terribilmente simili a quelle che abbiamo appena vissuto.

Nel suo racconto l’epidemia si diffonde dopo che il dottor Bernard Rieux inciampa su un sorcio morto sul pianerottolo, ma a prescindere dalle cause sono tante le analogie con l’incredulità iniziale della società al manifestarsi dei primi casi di contagio.

In tanti indugiano sul da farsi, cercano di tranquillizzare i cari nel tentativo di scongiurare misure di contenimento drastiche, che però vengono attuate con la rapida escalation della malattia.

Anche Saramago l’aveva previsto

Il riferimento è al romanzo “Cecità“, del 1995, scritto dal premio nobel José Saramago.

Si parla di un morbo misterioso che colpisce la vista e costringe i malati in quarantena per prevenire la diffusione del contagio.

Proprio come siamo abituati a sentire nelle ultime settimane, si parla di “pazientezero”, “primario”, “moglie del paziente zero”…

Etichette, purtroppo familiari, utilizzate al posto dei nomi, perché secondo l’autore “di fronte all’orrore non abbiamo più nome“.

Tra le tante conseguenze sociali dell’epidemia, viene descritta una corsa ai beni di prima necessità che ricorda da vicino l’assalto ai supermercati nei giorni precedenti al lockdown.

Foto di Comfreak da Pixabay

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